ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO
CONTRO L'EMARGINAZIONE
E LA SOLITUDINE

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CENTRO ASCOLTO IMMIGRATI

Il fenomeno migratorio, in atto in questi ultimi anni, rappresenta un evento societario in grado di incidere radicalmente sulla struttura culturale e sociale del mondo occidentale. Come ha scritto Thomas Sewell nel suo capolavoro “Migrations and cultures”: “la storia dell’emigrazione non è solo la storia delle persone che emigrano, ma è anche la storia dei territori in cui si recano e dell’impatto che hanno sui territori stessi.[…] Per capire l’impatto degli immigrati è innanzitutto necessario capire le culture che portano con sé dai propri paesi d’origine”.

Al contrario, sino ad oggi, rarissimi sono stati i tentativi di mettere a fuoco , nella loro complessità ed interezza, le politiche dell’emigrazione e la cultura dei Paesi a cui appartengono i maggiori flussi migratori che interessano il nostro Continente e il nostro Paese in particolare. Il risultato di questa politica è stata l’incapacità di gestire in maniera efficace questo processo e, soprattutto, la difficoltà a contenere e a far fronte alle problematiche che i migranti portano con sé dal proprio Paese d’origine.

In effetti, questo secondo aspetto non può essere trascurato: il risvolto psicologico e il radicale cambiamento che il trasferimento in un nuovo paese determina nella persona sono elementi che un paese civile, impegnato in politiche per l’emigrazione, non può trascurare.

Bonvicini (1992) ha descritto sapientemente la cornice in cui si trova il migrante: “Nulla è uguale, diceva Fatima. Né i suoni, né i colori, né le voci, né gli odori, né le strade, né le case, né la cucina, né l’educazione…Come ritrovarcisi? Come ritrovare la vita spigliata che si aveva in Paese? Persino le settimane, le feste, i mesi sono diversi”.

Il migrante, perciò, è sempre in viaggio, in un continuo andirivieni tra il presente e il passato, tra le due fasi di una realtà che cerca di addomesticare. Egli ha naturalmente il diritto di star bene nella sua nuova situazione, ma ha anche il dovere di non dimenticare il paese d’origine. La sintesi creativa che egli dovrà cercare di raggiungere risulta essere spesso una conquista dolorosa, fatta di ostacoli e di momenti critici.

Questo processo può risultare agevolato o, al contrario, reso difficile dalla rete solidaristica presente nel paese ospitante. In effetti, un conto è l’obiettivo di un adattamento sociale, che può anche essere raggiunto in breve tempo, altro è, invece, il difficile e lento processo di assimilazione ed elaborazione psichica, che deve riuscire a mettere insieme in una accettabile sintesi percorsi familiari e sociali così diversi.

La buona riuscita di questo processo, ovviamente, è fondamentale anche perché l’integrazione del migrante ha dei risvolti positivi e influisce sull’andamento della vita sociale del Paese ospitante. La paura di perdere le proprie radici, ogni storia di sradicamento, la diversità percepita come minaccia alla propria esistenza, la difesa, talora esasperata delle proprie tradizioni, sono situazioni affettive che rendono lo stare tra due realtà culturali un malessere esistenziale tra i più gravi.

Da qui, dunque, l’impegno dell’Associazione “Un Sorriso” a promuovere concretamente l’integrazione e l’adattamento degli stranieri alla nuova cultura e al nuovo Paese. L’obiettivo fondamentale è quello di riuscire non solo a fornire il sostegno psicologico necessario a superare l’empasse iniziale e il blocco che deriva dall’ingresso in un contesto completamente diverso dal proprio, ma anche il creare una rete attorno alla persona affinché possa, poi, in modo autonomo riuscire ad utilizzare i servizi presenti sul territorio.

In effetti, l’attività dell’Associazione è partita proprio dalla constatazione che i motivi di disagio e le richieste della persona immigrata (alloggio, lavoro) sono spesso legate oltre che a difficoltà contingenti, anche alla mancanza d’informazione che chiarisca quali siano i diritti e le possibilità di un inserimento corrispondente alle esigenze di ognuno e, inoltre, all’impossibilità di ricevere un aiuto concreto ed adeguato al proprio disagio e alla propria sofferenza. Il servizio attivato a questo scopo è stato il Centro d’Ascolto.

Il Centro d’Ascolto

Il Centro d’Ascolto è un servizio attivato presso la nostra struttura e messo a disposizione di tutte le persone straniere che ne hanno fatto richiesta. In effetti, è una attività prevalentemente rivolta agli utenti diurni i quali hanno potuto usufruire di tutti i servizi attivati presso la nostra struttura: Servizio Ristoro, Servizio Docce, Distribuzione Vestiario, Servizio Lavanderia, Depositi Bagagli, Servizio Legale, Richiesta di Residenza, Sostegno psicologico. Nel Grafico che segue è rappresentata la distribuzione degli utenti del Centro d’Ascolto nei tre mesi di attività:

La distribuzione degli utenti per sesso è invece illustrata nel Grafico (2):

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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In sintesi, i servizi elargiti agli utenti del Centro d’Ascolto nei tre mesi di riferimento sono così distribuiti:

Per quanto riguarda, invece il Servizio Legale, gli utenti che hanno usufruito di una consulenza legale nel periodo di riferimento sono così distribuiti:

Il servizio legale gratuito, grazie alla presenza di un esperto in politiche migratorie, ha dato la possibilità a numerosi immigrati di avere le informazioni necessarie per regolarizzare la loro posizione, usufruire della Sanatoria e essere al corrente dei propri diritti e doveri in materia contrattuale e non. Inoltre in seguito alla Determinazione Dirigenziale n.1873 del 12/10/2001, agli utenti del Centro d’Ascolto è stata offerta la possibilità di richiedere la residenza presso la nostra struttura ai soli fini anagrafici.

Un altro punto cardine del servizio offerto agli immigrati attraverso il Centro d’Ascolto è il sostegno psicologico e, in seconda battuta, il collegamento con la rete sociale. In effetti, nel corso dell’attività di consulenza svolta, uno dei nodi cruciali emersi è la difficoltà di queste persone a raggiungere una buona integrazione.

In particolare, si sono riscontrati diversi modelli adattivi che guidano lo stile di gestione delle relazioni con la cultura circostante: un primo modello, inclusivo, che si caratterizza per il tentativo di instaurare rapporti molto stretti e quasi esclusivi con altri immigrati del proprio paese d’origine, familiari e non, allo scopo di formare una rete relazionale con una forte funzione protettiva a livello individuale e sociale, che cerca di riprodurre l’ethos familiare vissuto nei paesi di provenienza e rimarca le diversità con la cultura del paese ospitante; all’opposto di questo modello, vi è quello di tipo espansivo, nel quale la solidarietà intercomunitaria non esclude ma anzi favorisce l’apertura nei confronti dell’ambiente circostante. Infine vi può essere un atteggiamento di totale assimilazione alla cultura della società di accoglienza, adeguandosi acriticamente ad essa e attuando un taglio con la propria cultura d’origine. Ovviamente l’atteggiamento ideale che si cerca di promuovere anche con il nostro intervento, è quello intermedio, che permette al soggetto una maggiore mobilità e la possibilità di prendere il meglio delle due culture favorendo la costruzione dei rapporti sociali nel nuovo paese senza però recidere le proprie radici.

Naturalmente il lavoro svolto con gli utenti diurni è qualitativamente e quantitativamente diverso da quello effettuato con gli ospiti del Centro, per i quali si rende possibile un monitoraggio più efficace della situazione in cui versano ed una verifica più approfondita. Comunque, questo non toglie la possibilità di fissare degli obiettivi da raggiungere e la possibilità di promuovere nel breve termine il collegamento con i servizi e l’aiuto nella ricerca di un lavoro o di un alloggio. Infatti, uno degli aspetti importanti del servizio è il lavoro di rete che promuove il contatto dell’utente con i servizi territoriali pubblici e privati. In genere, si cerca di creare una collaborazione con gli assistenti sociali, i mediatori culturali, le agenzie che offrono lavoro al fine di offrire all’individuo la possibilità di riacquistare capacità di comunicazione con le istituzioni e non.

In sintesi, dunque, il Centro d’Ascolto ha offerto:

1. prima accoglienza;
2. sostegno psicologico;
3. supporto nella ricerca di un lavoro;
4. collegamento con la rete sociale;
5. consulenza legale;
6. consulenza sanitaria;
7. informazioni su come “muoversi” in Italia: diritti e doveri;
8. segretariato sociale.

In particolare, i servizi offerti hanno incluso:

1. informazioni sul permesso di soggiorno;
2. informazioni sul rinnovo, rilascio o duplicato della carta d’identità;
3. informazioni sul rilascio del codice fiscale;
4. indicazioni su residenza e domicilio;
5. indicazioni sui servizi sanitari (Tesserino Sanitario Temporaneo);
6. corsi di alfabetizzazione in lingua italiana;
7. orientamento alla scelta del lavoro e alla individuazione dei canali di reperimento dell’occupazione;
8. accompagno per visite mediche e ricoveri ospedalieri;
9. accompagno ad incontri con incaricati dei servizi sociali e con strutture del privato sociale;
10. iscrizione a corsi di formazione al lavoro preventivamente individuati e concordati

Grazie alla turnazione degli operatori il Centro d’Ascolto è un servizio attivo per la durata dell’intera giornata; quotidianamente fra gli operatori vi sono confronti che garantiscono la continuità del servizio sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.

Questo servizio ha gestito, dunque, i primi contatti con gli utenti offrendo aiuto e sostegno, accogliendo le eventuali richieste e fornendo informazioni utili alle diverse esigenze, avviando un intervento di rete sociale tra gli utenti e il Centro d’Accoglienza.