ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO
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CUCINA MOBILE


In Italia, secondo stime pubblicate sui quotidiani, si calcola che le persone senza fissa dimora siano circa 200mila. Alcuni di loro coabitano forzatamente, altri usufruiscono dell'accoglienza in dormitori pubblici ma una parte di loro non ha alcun riparo. Definiti poveri, chiamati "barboni", " clochard" o "homeless", i SFD sono una categoria sociale di difficile comprensione.

Sulle nostre strade questo silenzioso popolo è in aumento, vive fra mille disagi che nemmeno riusciamo a capire. Forse la loro più grande sofferenza sta nella nostra indifferenza o peggio nel nostro evitare ogni contatto con loro. Alle difficoltà del vivere quotidiano si aggiunge l'isolamento cui noi li condanniamo. I senza fissa dimora hanno in comune alcuni tratti che, se vogliamo, li caratterizzano: la difficoltà ad inserirsi nella società, nel lavoro e nella famiglia stessa; problemi di disagio psichico, d'abuso d'alcool, di sostanze stupefacenti, di violenza, di abbandono, oltre ai problemi di natura economica che non permettono loro di possedere una casa. E' solo un luogo comune quello di affermare che a volte è "una scelta di vita".

L'art.1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo recita: "tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e coscienza e devono agire gli uni verso gli altri con spirito di fratellanza".
Dovremmo quindi cercare di capire ed avvicinarci a questo popolo che non ha neanche la forza di gridare e parlare.
I Senza Fissa Dimora nelle nostre città riescono a dormire ospitati in alcuni ricoveri, mangiano presso alcune mense, trovano vestiario presso parrocchie e centri d'accoglienza. Spesso però anche i Senza Fissa Dimora hanno difficoltà maggiori o smettono di cercare queste forme di sostentamento, la mancanza di un pasto caldo, peggiorano lo stato di salute dei Senza Fissa Dimora, spesso precario per la cattiva situazione igienica in cui vivono.

A tal proposito l'Associazione "Un Sorriso" in base alla propria esperienza è intervenuta attraverso la costituzione di una "Cucina Mobile" per la distribuzione di pasti caldi, in alcune zone della città al fine di alleviare i disagi più gravi.
La distribuzione viene effettuata nelle ore serali e in quelle zone notoriamente frequentate dalle Persone senza dimora.

 

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La "Cucina Mobile è attiva sette giorni su sette dalle 19,00 alle 23.00, per permettere agli operatori di cucinare e distribuire i pasti.
Quello della fame e della povertà sono problematiche complesse, per le quali non esistono soluzioni semplici. Spesso, il confine tra causa ed effetto è molto sfumato, poiché la povertà è causa di fame, la quale è a sua volta causa di violenza, conflitti, degrado ambientale, migrazioni e tali fenomeni contribuiscono, con un effetto a spirale, alla povertà e alla fame. Ciò accade soprattutto in quelle zone del mondo in cui il problema della fame e della sete è prioritario rispetto a tutto il resto.
Si può parlare di fame in un contesto geografico come l'Italia? Chiaramente non negli stessi termini con cui se ne parla per il Terzo Mondo. Eppure in una città come Roma, i senza dimora sono più di 2.500 ed insieme agli innumerevoli problemi di adattamento (per gli immigrati), di solitudine, di sfruttamento, hanno anche problemi di scarsa alimentazione e scarsa igiene.
A volte un semplice pasto, soprattutto nei periodi invernali, può alleviare i disagi che la persona in gravi condizioni di disagio vive. Se poi si riesce a diventare un punto di riferimento per queste persone e sapere che esistono dei luoghi dove poter trovare ogni giorno un pasto caldo, avremo certamente, nel nostro piccolo, soddisfatto uno dei bisogni primari dell'uomo: la fame.

Dalle esperienze, inoltre, fino ad oggi accumulate ci siamo resi conto che per loro la garanzia di poter usufruire di almeno un pasto quotidiano è motivo di incontro e di mantenimento di un minimo di rapporti sociali, mentre per noi vi è la possibilità di creare una relazione, per poi farli riflettere sulla loro condizione e convincerli ad utilizzare le loro risorse residue per uscire dalla condizione di disagio.

Negli 8 mesi di attività sono stati distribuiti:

  • 7070 PASTI
  • 1264 CESTINI
  • 980 LITRI BEVANDE (acqua, caffè, thè)
  • 1530 MERENDINE
  • 985 COLAZIONI