ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO
CONTRO L'EMARGINAZIONE
E LA SOLITUDINE

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CENTRO DI ACCOGLIENZA NOTTURNO "UN SORRISO"



Responsabile: Saverio Iacobucci

Coordinatrice: Dott. Francesca Ribaudo

Operatori: Dott. Francesca Baldassarri
Dott. Antonella Guido
Dott. Samuela Severi
Laurent Tessier

“A volte la nostra vita è come un albero da frutto in inverno.
Chi penserebbe mai che quei rami
torneranno verdi e daranno fiori e frutti?
Ma noi lo speriamo, lo sappiamo.”(Goethe)

 

L’intenso scritto di Goethe ben descrive lo spirito e la speranza con cui chi lavora a stretto contatto con il disagio e l’emarginazione, ha radicati profondamente dentro di sé.

Speranza che non è aspettativa nei confronti dell’altro, desiderio di risollevare a tutti i costi chi si è smarrito nel labirinto di una esistenza fatta di solitudine, ma è impegno quotidiano per ridare dignità a chi l’ha persa, per ritrovare il rispetto di sé stessi e della vita sopra ogni cosa. Senza commiserazione o falsi moralismi.

Partendo da queste premesse, l’impegno dell’Associazione “Un Sorriso” si propone di offrire sostegno allo stato di disagio e di marginalità attraverso la promozione e la riscoperta delle risorse presenti in ogni singolo individuo. Lavoro, questo, che viene svolto tenendo conto della specificità dei problemi presentati, della “storia” di ognuno, con la consapevolezza che le forme in cui il disagio si manifesta non sono sempre le stesse. Rispettare la persona, la sua sofferenza, i ricordi amari, i sogni perduti che spesso porta con sé e, ancora, la disperazione e la rabbia, significa ridare dignità all’uomo, ai suoi sentimenti, ai suoi racconti e, soprattutto, vuol dire superare l’etichetta di Senza Fissa Dimora cui spesso vengono riduttivamente relegati.

Per questo, la metodologia d’intervento sulle forme di marginalità estrema pur sviluppandosi in fasi ben precise (accoglienza, raccolta d’informazioni e analisi della domanda, valutazione delle risorse residue e della motivazione dell’utente, individuazione degli obiettivi comuni, verifica dei risultati) non può essere predeterminata ma va calibrata e sviluppata in ogni singolo “incontro” per accogliere la storia e la vita di una persona, oltre che il problema che porta con sé, le cui cause ovviamente possono essere molteplici.

Questa visione multidimensionale e peculiare della storia del soggetto, rappresenta il punto di partenza per l’équipe composta da un coordinatore, da psicologi e operatori sociali; a sostenere il lavoro dell’Associazione interviene anche un gruppo di volontari impegnato in attività di tipo logistico e strutturale, che garantisce il buon funzionamento dei servizi facendo in modo che gli operatori non si distolgano dall’attività relativa agli utenti. In effetti, si cerca di promuovere e valorizzare la professionalità degli operatori attraverso la distinzione di ruoli, funzioni e competenze in modo tale che l’operatore professionista non svolga attività che non rientrano nella sua area di competenza.

Oltre alla conoscenza delle vicende personali e della rete formale ed informale che circonda il soggetto, l’équipe si propone come ulteriore obiettivo quello di stabilire delle relazioni interpersonali basate sulla fiducia e sul rispetto reciproco, relazione che si evolve e si sviluppa nell’esperienza di ogni giorno.

Nel proporsi come “momento di transizione” in una fase critica dell’esistenza dell’individuo, l’Associazione diventa, dunque, attraverso il lavoro degli operatori, un mezzo ed uno strumento per riappropriarsi della propria vita, per ritrovare sé stessi e la motivazione a ricominciare costruendo qualcosa di positivo; l’équipe si impegna a supportare gli utenti nell’attuazione di un cambiamento volto alla maturazione di scelte autonome e responsabili.

La riscoperta e l’attivazione delle risorse individuali insieme alla valutazione della motivazione presente nel soggetto costituiscono elementi essenziali di questo processo, che porta poi a concordare gli obiettivi da raggiungere insieme agli utenti.

Solo con un’attenta osservazione e valutazione del caso si può creare un progetto individualizzato e condiviso che abbia reali possibilità di concretizzarsi nel raggiungimento degli obiettivi precedentemente individuati.

Ovviamente, questo lavoro spesso risulta impervio e difficoltoso perché ci si scontra con situazioni di cronicizzazione del disagio, con la difficoltà a riscoprirsi come persona dotata di risorse e di competenze, con richieste di mero assistenzialismo tipiche di chi si ritrova ai margini da diverso tempo. Ma questo non significa rinunciare al raggiungimento degli obiettivi, ma ridimensionarli, individuare le aree su cui è possibile ottenere un qualche cambiamento, se pur minimo e non risolutivo per l’utente.

Questa, in breve, è l’attività che gli operatori svolgono all’interno dei servizi attivati presso l’Associazione “Un Sorriso” e in particolare nel Centro D’Accoglienza Notturno e nel Centro d’Ascolto a disposizione degli utenti diurni.

Il Centro d’Accoglienza Notturno offre ristoro e alloggio a 22 persone per un breve periodo, salvo casi particolari. Gli utenti intraprendono, come è stato descritto, un progetto che segna formalmente l’inizio di un percorso volto a superare il disagio iniziale, a favorire la valorizzazione delle risorse individuali in vista di un loro reinserimento sociale; essi si impegnano a rispettare le regole del Centro e a lavorare insieme all’equipe sull’individuazione di obiettivi comuni e sul conseguimento di essi. L’utenza, a seguito dei processi migratori che hanno investito il nostro Paese, è caratterizzata da una cospicua percentuale di persone straniere e in minor parte da persone italiane che presentano problematiche varie (problemi psichici, problemi familiari, difficoltà economiche, ex detenuti, alcolismo, tossicodipendenza). La presenza di persone straniere richiede da parte degli operatori una maggiore attenzione verso le problematiche legate all’immigrazione, all’adattamento e alle differenze culturali che possono ostacolare la comprensione reciproca, al fine di agevolare il collegamento con i Servizi presenti sul territorio e favorire l’integrazione degli immigrati. Gli utenti di nazionalità italiana sono coloro che, nella maggior parte dei casi, presentano situazioni particolarmente disagiate e il lavoro d’équipe, oltre al sostegno psicologico, all’attivazione delle risorse e all’individuazione di obiettivi condivisi da raggiungere, consiste in un lavoro di rete volto al collegamento dell’utente con i Servizi idonei ad affrontare le problematiche presentate nel lungo periodo.

Il Centro d’Ascolto è, invece, un servizio messo a disposizione di tutti coloro che ne facciano richiesta; viene offerto sostegno, supporto psicologico e non, oppure semplicemente vengono fornite informazioni sui Servizi presenti sul territorio e su come muoversi all’interno di essi. Ovviamente si tratta di un lavoro qualitativamente e quantitativamente diverso da quello effettuato con gli ospiti del Centro, per i quali si rende possibile un monitoraggio più efficace della situazione in cui versano ed una verifica più approfondita.

All’interno dell’Associazione “Un Sorriso” è inoltre attivo un Servizio Legale gratuito sia per gli ospiti del Centro notturno che per gli utenti diurni. In effetti, visto l’utenza fortemente caratterizzata da persone straniere, il servizio ha soprattutto lo scopo di facilitare tutte quelle procedure che possono favorire l’integrazione sul territorio, l’accesso ai servizi, il rinnovo dei documenti, etc. In seguito alla Determinazione Dirigenziale n.1873 del 12/10/2001, è possibile richiedere presso la nostra struttura anche la Residenza come recapito ai soli fini dell’iscrizione anagrafica.

Infine presso l’Associazione “Un Sorriso” sono offerti sia agli ospiti del Centro che ai soli diurni: il Servizio di Mensa o Ristoro che prevede la distribuzione di pasti a pranzo e a cena; il Servizio Docce che da la possibilità a chi ne faccia richiesta di usufruire delle docce del Centro; il Servio Odontotecnico per due giorni a settimana gestito da volontari; la Distribuzione Vestiario che prevede la consegna di vestiti e accessori vari.

Il tentativo è quello di riuscire a dare il massimo delle opportunità e il sostegno di cui necessitano coloro che addirittura hanno difficoltà a far fronte alle esigenze primarie di tutti i giorni; questo anche attraverso un intervento volto a promuovere le competenze della persona e il riconoscimento dei diritti che le spettano (lavoro, A.S.L., ecc.) e di cui non è, nella gran parte dei casi, a conoscenza.

In sintesi, quello descritto è il quadro di un lavoro che vede impegnati gli operatori a fronteggiare quotidianamente l’emarginazione, la solitudine, il disagio per sostenere e promuovere la valorizzazione delle risorse individuali e far sì che chi vive ai margini da tempo possa nuovamente credere che un domani… “quei rami possano riuscire a tornare verdi e dare nuovamente fiori e frutti”.

ATTIVITA’ 2002

Nell’anno 2002, gli utenti che sono stati accolti presso il Centro Notturno “Un Sorriso” sono stati 165, esclusi le persone ancora presenti (N=22). Il periodo di permanenza è stato in media di 28.21 giorni. Per ottenere una descrizione più dettagliata, nell’istogramma di seguito riportato (Grafico 1) è stata rappresentata la distribuzione degli utenti nei vari mesi dell’anno. Gli utenti, oltre che dalla Sala Operativa Sociale (SOS), sono stati inviati dalla Forza Pubblica, dalle Parrocchie, e, in misura marginale, sono arrivati a noi direttamente.

 

Come emerge dal Grafico 2, le persone accolte al Centro avevano un’istruzione prevalentemente media e superiore (35.9% e 26.7% rispettivamente). E’ da notare, comunque, che ben il 19.1% non ha voluto fornire informazioni sul proprio percorso di studi. Questi dati confermano quanto già emerso nell’anno 2001.

Per delineare in modo più preciso le caratteristiche delle persone che hanno usufruito del centro Notturno, le analisi successive sono state effettuate suddividendo gli utenti in “italiani” e “stranieri”. Così facendo è possibile anche evidenziare eventuali differenze nelle variabili oggetto di studio, nei due gruppi oggetto di studio.

Come è possibile vedere nel seguente istogramma (Grafico 3), si può notare che le donne rappresentano ben il 67.88% (N=112) del campione totale (N=165). In particolare, gli italiani accolti sono stati 34, con un ugual numero di uomini e donne, mentre gli utenti stranieri sono stati 131, tra cui 36 uomini e 95 donne.

Un altro elemento degno di interesse, è costituito dall’area di provenienza degli utenti accolti nel centro Notturno. Questo perché l’esame delle popolazioni che transitano nei centri di accoglienza danno un’idea piuttosto verosimile degli afflussi degli immigrati in Italia. Infatti, dal Grafico 4 emerge che ben il 62.4% delle persone proviene dai paesi dell’est (Ucraina, Romania, Moldavia, ecc.), seguiti da cittadini dell’Europa Occidentale (21.2%, Italia inclusa), dall’Africa (12.7%), America del sud (1.8%) e America centrale (1.8%).

 

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Vista la grande proporzione degli utenti extracomunitari, diventa importante analizzare quanti di questi siano regolari e quanti non lo siano. Analizzando più in dettaglio le caratteristiche della popolazione rappresentate nel Grafico 5, si può notare che tra gli stranieri, solo il 21,4% possiede il permesso di soggiorno, mentre ben il 78.6% non lo ha. Rispetto all’anno 2001 si ha una netta differenza, infatti solo 26% non era in possesso del permesso di soggiorno, mentre il 2% era in attesa della risposta, il 5% non aveva risposto e il 30% ne era in possesso.

Tra gli stranieri, si è poi cercato di analizzare quanti di essi abbiano richiesto lo status di rifugiato politico, e quindi quanti ne abbiano ottenuto il riconoscimento tramite permesso di soggiorno. Dal Grafico 6 emerge che solo il 3.9% degli utenti abbiano richiesto ed ottenuto il permesso di soggiorno per asilo politico, ed il 2.6% siano in attesa della risposta delle commissioni esaminatrici.

Inoltre se osserviamo l’istogramma successivo (Grafico 7), si nota una netta differenza nella distribuzione dell’età tra gli italiani e stranieri. Infatti mentre tra gli italiani le fasce di età tendono ad essere ugualmente rappresentate, con una lieve prevalenza del gruppo dei 30-39 anni, tra gli stranieri prevalgono nettamente i giovani di età compresa tra i 18-29 anni, seguiti dai 30-39 anni, e via via decrescendo. Ciò significa che gli stranieri che “approdano” in Italia, sono prevalentemente giovani o giovani-adulti. Spesso arrivano in Italia da minorenni, in quanto sono protetti dalle leggi italiane, per poi rimanere anche dopo la maggiore età.

Lo stesso tipo di trend si era verificato lo scorso anno.

Nell’istogramma successivo vengono, inoltre, rappresentate le problematiche prevalenti tra gli utenti accolti al centro Notturno durante l’anno 2002. Dal Grafico 8 emergono alcuni dati significativi. La maggior parte delle problematiche rilevate sono di tipo familiare, seguite dall’abuso di alcol. E’ interessante notare che i problemi familiari, di droga, psichiatrici, e sanitari sono prevalenti negli utenti italiani. Inoltre, i problemi di alcol sono stati riscontrati solo tra gli italiani, mentre la prostituzione è emersa solo nelle utenti straniere. Infine la detenzione si equivale nei due gruppi.

Visto le caratteristiche della popolazione, un altro dato da evidenziare riguarda la distribuzione degli utenti che prima di essere accolti al centro notturno, hanno vissuto e/o dormito in strada. Anche in questo caso si riscontrano delle differenze tra italiani e stranieri (Grafico 9). Infatti, tra gli italiani la maggior parte di essi hanno vissuto in strada, mentre tra gli stranieri si riscontra la tendenza opposta. Ciò può essere dovuto al fatto che ormai la rete di comunicazione tra gli stranieri nella città di Roma si è notevolmente intensificata nel corso degli anni, per cui sono a conoscenza delle strutture a cui rivolgersi non appena arrivano in una città. Al contrario, spesso i Senza Fissa Dimora italiani lo sono per “scelta” e si rivolgono alle strutture idonee solo in casi di estrema necessità.

E’ stato inoltre analizzato se gli utenti del centro mantengano o meno rapporti sociali con familiari e/o amici. Dal Grafico 10, si può vedere che sia gli italiani che stranieri continuano a mantenere contatti con i parenti, intesi sia come nucleo familiare, sia come parenti in senso lato. Questo conferma il fatto che avere una rete sociale su cui contare è spesso molto importante per le persone che si trovano in condizioni di SFD.

Un’ulteriore analisi è stata rappresentata nell’istogramma successivo, e riguarda l’esito dell’accoglienza, o meglio l’esito del progetto intrapreso nel periodo di accoglienza. Come si può notare nel Grafico 11, ci sono lievi differenze tra i due gruppi. Tra gli italiani, prevale l’invio in casa famiglia e/o centro di seconda accoglienza, seguito dall’espulsione dell’utente per non aver rispettato le regole, e dall’uscita spontanea dell’utente. Tra gli stranieri, prevale l’invio in casa famiglia e/o centro di seconda accoglienza, l’uscita spontanea dell’utente, l’aver trovato un lavoro e l’espulsione come conseguenza del non rispetto delle regole definite nel Centro Notturno.

Infine sono stati analizzati i tipi di interventi che gli operatori hanno effettuato con gli utenti accolti presso il Centro Notturno. Come si può notare dal Grafico 12, il maggior numero di interventi sono stati l’erogazione di pasti, docce, colloqui, alloggio e interventi assistenziali. Seguono poi il segretariato sociale, il sostegno, azioni sanitarie, accompagni presso strutture esterne ed erogazione di vestiti.

Nell’anno 2002 i servizi offerti sia agli utenti diurni che notturni hanno superato le 20.000 unità per le docce, le 21.000 per la colazione e i pasti, come dimostra la tabella seguente.


Nella colonna “altro” sono stati inseriti i servizi offerti dall’odontotecnico e dall’avvocato.