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L’intenso
scritto di Goethe ben descrive lo spirito e la speranza con cui chi lavora
a stretto contatto con il disagio e l’emarginazione, ha radicati
profondamente dentro di sé.
Speranza
che non è aspettativa nei confronti dell’altro, desiderio di risollevare a
tutti i costi chi si è smarrito nel labirinto di una esistenza fatta di
solitudine, ma è impegno quotidiano per ridare dignità a chi l’ha persa,
per ritrovare il rispetto di sé stessi e della vita sopra ogni cosa. Senza
commiserazione o falsi moralismi.
Partendo
da queste premesse, l’impegno dell’Associazione “Un Sorriso” si propone di
offrire sostegno allo stato di disagio e di marginalità attraverso la
promozione e la riscoperta delle risorse presenti in ogni singolo
individuo. Lavoro, questo, che viene svolto tenendo conto della specificità
dei problemi presentati, della “storia” di ognuno, con la consapevolezza
che le forme in cui il disagio si manifesta non sono sempre le stesse.
Rispettare la persona, la sua sofferenza, i ricordi amari, i sogni perduti
che spesso porta con sé e, ancora, la disperazione e la rabbia, significa
ridare dignità all’uomo, ai suoi sentimenti, ai suoi racconti e,
soprattutto, vuol dire superare l’etichetta di Senza Fissa Dimora cui
spesso vengono riduttivamente relegati.
Per
questo, la metodologia d’intervento sulle forme di marginalità estrema pur
sviluppandosi in fasi ben precise (accoglienza, raccolta d’informazioni e
analisi della domanda, valutazione delle risorse residue e della
motivazione dell’utente, individuazione degli obiettivi comuni, verifica
dei risultati) non può essere predeterminata ma va calibrata e sviluppata
in ogni singolo “incontro” per accogliere la storia e la vita di una
persona, oltre che il problema che porta con sé, le cui cause ovviamente
possono essere molteplici.
Questa
visione multidimensionale e peculiare della storia del soggetto,
rappresenta il punto di partenza per l’équipe composta da un coordinatore,
da psicologi e operatori sociali; a sostenere il lavoro dell’Associazione
interviene anche un gruppo di volontari impegnato in attività di tipo
logistico e strutturale, che garantisce il buon funzionamento dei servizi
facendo in modo che gli operatori non si distolgano dall’attività relativa
agli utenti. In effetti, si cerca di promuovere e valorizzare la
professionalità degli operatori attraverso la distinzione di ruoli,
funzioni e competenze in modo tale che l’operatore professionista non
svolga attività che non rientrano nella sua area di competenza.
Oltre
alla conoscenza delle vicende personali e della rete formale ed informale
che circonda il soggetto, l’équipe si propone come ulteriore obiettivo
quello di stabilire delle relazioni interpersonali basate sulla fiducia e
sul rispetto reciproco, relazione che si evolve e si sviluppa
nell’esperienza di ogni giorno.
Nel
proporsi come “momento di transizione” in una fase critica dell’esistenza
dell’individuo, l’Associazione diventa, dunque, attraverso il lavoro degli
operatori, un mezzo ed uno strumento per riappropriarsi della propria vita,
per ritrovare sé stessi e la motivazione a ricominciare costruendo qualcosa
di positivo; l’équipe si impegna a supportare gli utenti nell’attuazione di
un cambiamento volto alla maturazione di scelte autonome e responsabili.
La
riscoperta e l’attivazione delle risorse individuali insieme alla
valutazione della motivazione presente nel soggetto costituiscono elementi
essenziali di questo processo, che porta poi a concordare gli obiettivi da
raggiungere insieme agli utenti.
Solo
con un’attenta osservazione e valutazione del caso si può creare un
progetto individualizzato e condiviso che abbia reali possibilità di
concretizzarsi nel raggiungimento degli obiettivi precedentemente
individuati.
Ovviamente,
questo lavoro spesso risulta impervio e difficoltoso perché ci si scontra
con situazioni di cronicizzazione del disagio, con la difficoltà a
riscoprirsi come persona dotata di risorse e di competenze, con richieste
di mero assistenzialismo tipiche di chi si ritrova ai margini da diverso
tempo. Ma questo non significa rinunciare al raggiungimento degli
obiettivi, ma ridimensionarli, individuare le aree su cui è possibile
ottenere un qualche cambiamento, se pur minimo e non risolutivo per
l’utente.
Questa,
in breve, è l’attività che gli operatori svolgono all’interno dei servizi
attivati presso l’Associazione “Un Sorriso” e in particolare nel Centro
D’Accoglienza Notturno e nel Centro d’Ascolto a disposizione degli utenti
diurni.
Il
Centro d’Accoglienza Notturno offre ristoro e alloggio a 22 persone per un
breve periodo, salvo casi particolari. Gli utenti intraprendono, come è
stato descritto, un progetto che segna formalmente l’inizio di un percorso
volto a superare il disagio iniziale, a favorire la valorizzazione delle
risorse individuali in vista di un loro reinserimento sociale; essi si
impegnano a rispettare le regole del Centro e a lavorare insieme all’equipe
sull’individuazione di obiettivi comuni e sul conseguimento di essi.
L’utenza, a seguito dei processi migratori che hanno investito il nostro
Paese, è caratterizzata da una cospicua percentuale di persone straniere e
in minor parte da persone italiane che presentano problematiche varie
(problemi psichici, problemi familiari, difficoltà economiche, ex detenuti,
alcolismo, tossicodipendenza). La presenza di persone straniere richiede da
parte degli operatori una maggiore attenzione verso le problematiche legate
all’immigrazione, all’adattamento e alle differenze culturali che possono
ostacolare la comprensione reciproca, al fine di agevolare il collegamento
con i Servizi presenti sul territorio e favorire l’integrazione degli
immigrati. Gli utenti di nazionalità italiana sono coloro che, nella
maggior parte dei casi, presentano situazioni particolarmente disagiate e
il lavoro d’équipe, oltre al sostegno psicologico, all’attivazione delle
risorse e all’individuazione di obiettivi condivisi da raggiungere,
consiste in un lavoro di rete volto al collegamento dell’utente con i
Servizi idonei ad affrontare le problematiche presentate nel lungo periodo.
Il
Centro d’Ascolto è, invece, un servizio messo a disposizione di tutti
coloro che ne facciano richiesta; viene offerto sostegno, supporto
psicologico e non, oppure semplicemente vengono fornite informazioni sui
Servizi presenti sul territorio e su come muoversi all’interno di essi.
Ovviamente si tratta di un lavoro qualitativamente e quantitativamente
diverso da quello effettuato con gli ospiti del Centro, per i quali si
rende possibile un monitoraggio più efficace della situazione in cui
versano ed una verifica più approfondita.
All’interno
dell’Associazione “Un Sorriso” è inoltre attivo un Servizio Legale gratuito
sia per gli ospiti del Centro notturno che per gli utenti diurni. In
effetti, visto l’utenza fortemente caratterizzata da persone straniere, il
servizio ha soprattutto lo scopo di facilitare tutte quelle procedure che
possono favorire l’integrazione sul territorio, l’accesso ai servizi, il
rinnovo dei documenti, etc. In seguito alla Determinazione Dirigenziale
n.1873 del 12/10/2001, è possibile richiedere presso la nostra struttura
anche la Residenza come recapito ai soli fini dell’iscrizione anagrafica.
Infine
presso l’Associazione “Un Sorriso” sono offerti sia agli ospiti del Centro
che ai soli diurni: il Servizio di Mensa o Ristoro che prevede la
distribuzione di pasti a pranzo e a cena; il Servizio Docce che da la
possibilità a chi ne faccia richiesta di usufruire delle docce del Centro;
il Servio Odontotecnico per due giorni a settimana gestito da volontari; la
Distribuzione Vestiario che prevede la consegna di vestiti e accessori
vari.
Il
tentativo è quello di riuscire a dare il massimo delle opportunità e il
sostegno di cui necessitano coloro che addirittura hanno difficoltà a far
fronte alle esigenze primarie di tutti i giorni; questo anche attraverso un
intervento volto a promuovere le competenze della persona e il
riconoscimento dei diritti che le spettano (lavoro, A.S.L., ecc.) e di cui
non è, nella gran parte dei casi, a conoscenza.
In
sintesi, quello descritto è il quadro di un lavoro che vede impegnati gli
operatori a fronteggiare quotidianamente l’emarginazione, la solitudine, il
disagio per sostenere e promuovere la valorizzazione delle risorse
individuali e far sì che chi vive ai margini da tempo possa nuovamente
credere che un domani… “quei rami possano riuscire a tornare verdi e dare
nuovamente fiori e frutti”.
ATTIVITA’
2002
Nell’anno
2002, gli utenti che sono stati accolti presso il Centro Notturno “Un
Sorriso” sono stati 165, esclusi le persone ancora presenti (N=22). Il
periodo di permanenza è stato in media di 28.21 giorni. Per ottenere una
descrizione più dettagliata, nell’istogramma di seguito riportato (Grafico
1) è stata rappresentata la distribuzione degli utenti nei vari mesi
dell’anno. Gli utenti, oltre che dalla Sala Operativa Sociale (SOS), sono
stati inviati dalla Forza Pubblica, dalle Parrocchie, e, in misura
marginale, sono arrivati a noi direttamente.

Come
emerge dal Grafico 2, le persone accolte al Centro avevano un’istruzione
prevalentemente media e superiore (35.9% e 26.7% rispettivamente). E’ da
notare, comunque, che ben il 19.1% non ha voluto fornire informazioni sul
proprio percorso di studi. Questi dati confermano quanto già emerso
nell’anno 2001.

Per
delineare in modo più preciso le caratteristiche delle persone che hanno
usufruito del centro Notturno, le analisi successive sono state effettuate
suddividendo gli utenti in “italiani” e “stranieri”. Così facendo è
possibile anche evidenziare eventuali differenze nelle variabili oggetto di
studio, nei due gruppi oggetto di studio.
Come è
possibile vedere nel seguente istogramma (Grafico 3), si può notare che le
donne rappresentano ben il 67.88% (N=112) del campione totale (N=165). In
particolare, gli italiani accolti sono stati 34, con un ugual numero di
uomini e donne, mentre gli utenti stranieri sono stati 131, tra cui 36
uomini e 95 donne.

Un
altro elemento degno di interesse, è costituito dall’area di provenienza
degli utenti accolti nel centro Notturno. Questo perché l’esame delle
popolazioni che transitano nei centri di accoglienza danno un’idea
piuttosto verosimile degli afflussi degli immigrati in Italia. Infatti, dal
Grafico 4 emerge che ben il 62.4% delle persone proviene dai paesi dell’est
(Ucraina, Romania, Moldavia, ecc.), seguiti da cittadini dell’Europa
Occidentale (21.2%, Italia inclusa), dall’Africa (12.7%), America del sud
(1.8%) e America centrale (1.8%).

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Vista la grande proporzione degli
utenti extracomunitari, diventa importante analizzare quanti di questi siano
regolari e quanti non lo siano. Analizzando più in dettaglio le
caratteristiche della popolazione rappresentate nel Grafico 5, si può
notare che tra gli stranieri, solo il 21,4% possiede il permesso di
soggiorno, mentre ben il 78.6% non lo ha. Rispetto all’anno 2001 si ha una
netta differenza, infatti solo 26% non era in possesso del permesso di
soggiorno, mentre il 2% era in attesa della risposta, il 5% non aveva
risposto e il 30% ne era in possesso.

Tra gli stranieri, si è poi cercato di
analizzare quanti di essi abbiano richiesto lo status di rifugiato
politico, e quindi quanti ne abbiano ottenuto il riconoscimento tramite
permesso di soggiorno. Dal Grafico 6 emerge che solo il 3.9% degli utenti
abbiano richiesto ed ottenuto il permesso di soggiorno per asilo politico,
ed il 2.6% siano in attesa della risposta delle commissioni esaminatrici.

Inoltre se osserviamo l’istogramma
successivo (Grafico 7), si nota una netta differenza nella distribuzione dell’età
tra gli italiani e stranieri. Infatti mentre tra gli italiani le fasce di
età tendono ad essere ugualmente rappresentate, con una lieve prevalenza
del gruppo dei 30-39 anni, tra gli stranieri prevalgono nettamente i
giovani di età compresa tra i 18-29 anni, seguiti dai 30-39 anni, e via via
decrescendo. Ciò significa che gli stranieri che “approdano” in Italia,
sono prevalentemente giovani o giovani-adulti. Spesso arrivano in Italia da
minorenni, in quanto sono protetti dalle leggi italiane, per poi rimanere
anche dopo la maggiore età.
Lo stesso tipo di trend si era
verificato lo scorso anno.

Nell’istogramma successivo vengono,
inoltre, rappresentate le problematiche prevalenti tra gli utenti accolti
al centro Notturno durante l’anno 2002. Dal Grafico 8 emergono alcuni dati
significativi. La maggior parte delle problematiche rilevate sono di tipo
familiare, seguite dall’abuso di alcol. E’ interessante notare che i
problemi familiari, di droga, psichiatrici, e sanitari sono prevalenti
negli utenti italiani. Inoltre, i problemi di alcol sono stati riscontrati
solo tra gli italiani, mentre la prostituzione è emersa solo nelle utenti
straniere. Infine la detenzione si equivale nei due gruppi.

Visto le caratteristiche della
popolazione, un altro dato da evidenziare riguarda la distribuzione degli
utenti che prima di essere accolti al centro notturno, hanno vissuto e/o
dormito in strada. Anche in questo caso si riscontrano delle differenze tra
italiani e stranieri (Grafico 9). Infatti, tra gli italiani la maggior
parte di essi hanno vissuto in strada, mentre tra gli stranieri si
riscontra la tendenza opposta. Ciò può essere dovuto al fatto che ormai la
rete di comunicazione tra gli stranieri nella città di Roma si è
notevolmente intensificata nel corso degli anni, per cui sono a conoscenza
delle strutture a cui rivolgersi non appena arrivano in una città. Al
contrario, spesso i Senza Fissa Dimora italiani lo sono per “scelta” e si
rivolgono alle strutture idonee solo in casi di estrema necessità.

E’ stato inoltre analizzato se gli
utenti del centro mantengano o meno rapporti sociali con familiari e/o
amici. Dal Grafico 10, si può vedere che sia gli italiani che stranieri
continuano a mantenere contatti con i parenti, intesi sia come nucleo
familiare, sia come parenti in senso lato. Questo conferma il fatto che
avere una rete sociale su cui contare è spesso molto importante per le
persone che si trovano in condizioni di SFD.

Un’ulteriore analisi è stata
rappresentata nell’istogramma successivo, e riguarda l’esito
dell’accoglienza, o meglio l’esito del progetto intrapreso nel periodo di
accoglienza. Come si può notare nel Grafico 11, ci sono lievi differenze
tra i due gruppi. Tra gli italiani, prevale l’invio in casa famiglia e/o
centro di seconda accoglienza, seguito dall’espulsione dell’utente per non
aver rispettato le regole, e dall’uscita spontanea dell’utente. Tra gli
stranieri, prevale l’invio in casa famiglia e/o centro di seconda
accoglienza, l’uscita spontanea dell’utente, l’aver trovato un lavoro e
l’espulsione come conseguenza del non rispetto delle regole definite nel
Centro Notturno.

Infine sono stati analizzati i tipi di
interventi che gli operatori hanno effettuato con gli utenti accolti presso
il Centro Notturno. Come si può notare dal Grafico 12, il maggior numero di
interventi sono stati l’erogazione di pasti, docce, colloqui, alloggio e
interventi assistenziali. Seguono poi il segretariato sociale, il sostegno,
azioni sanitarie, accompagni presso strutture esterne ed erogazione di
vestiti.

Nell’anno 2002 i servizi offerti sia
agli utenti diurni che notturni hanno superato le 20.000 unità per le
docce, le 21.000 per la colazione e i pasti, come dimostra la tabella
seguente.
Nella colonna “altro” sono stati inseriti i servizi offerti
dall’odontotecnico e dall’avvocato.

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